Il fuoco e l’acqua: quando l’umano incontra la tragedia.

campo_profughi_darfur-300x225.jpgLe parole non sono quasi mai adatte a descrivere una tragedia, sia essa individuale, collettiva, spirituale o fisica.

Credo quindi non ci siano parole per commentare la tragedia , l’ennesima, di Lampedusa dove oltre 300 migranti hanno perso la vita per un incidente.

Un incidente che chiama in causa l’Italia e il governo italiano, trascinando il paese nel solito vortice di polemiche, assolutamente irrispettose dell’accaduto e a io parere che restano miopi sulle reale situazione del mondo e dell’umanità.


So di addentrarmi in un argomento controverso, cinico, che può non piacere a molti di cui amo fregiami come amico.

Personalmente trovo pretestuoso l’attacco di Amnesty International Italia, associazione a cui va tutto il mio rispetto, con tanto di manifestazione contro le Istituzioni italiane. Penso che si possa dare molte colpe ai responsabili dello Stato Italiano, e sicuramente non ne è completamente esente nemmeno in questa vicenda, ma mi pare francamente eccessiva una manifestazione.

Questo perché l’Italia devolve già tantissime risorse a un problema non suo, quando ha già molti problemi da risolvere, e tutto sommato risolve spesso egregiamente le lacune altrui.

A voler vedere in controluce la vicenda di ieri, come si evince dall’articolo de ”La stampa”, in quella notte la guardia costiera aveva già soccorso due barconi con oltre 460 persone, e probabilmente avrebbe assistito anche quest’ultimo se qualcuno non avesse tentato tragico errore di appiccare un fuoco sulla nave per farsi notare.

Certo si può accusare l’Italia di aver preso accordi torbidi con la Libia, ma gli sbarchi e le tragedie avvenivano anche prima che questi accordi venissero firmati.

In realtà poco può l’Italia con la tragedia più grande che riguarda l’intera umanità, di un mondo povero e disperato, che necessità di scelte drammatiche.

Questi migranti sono disperati, in fuga da guerre, carestie, malattie, in cerca di un futuro che sanno di non avere. Di una vita.

Parliamo di cifre? Al mondo ventiquattromila morti al giorno per fame, nel 2011 si conta 1,8 milioni di morti correlati all’Aids. Non ho dati su quanti siano le vittime di guerre, repressioni e conflitti di varia natura nel mondo.

Il disastro di Lampedusa deve per forza essere messo in questo contesto, dove l’Italia suo malgrado è vittima, o meglio la scena di questa tragedia, ma non certo il carnefice.

Poco può il nostro piccolo Stato Italiano, se è una facile la rotta di migrazione sud-nord, e se il mare è un feroce assassino.

L’Europa e a maggior ragione, il mondo intero devono farsi carico del problema, perché purtroppo, l’Italia rischia di esplodere sotto il peso dei nuovi migranti e delle responsabilità, e prendere la via delle armi come si è già rischiato di fare in passato.

Infine, una domanda che resta irrisolta. Se la terra non può sfamare chi ci vive, quale regole deve darsi l’umanità? Essere cieca dinanzi i milioni di orti morti del sud del mondo e piangerne solo alcuni che ci bussano alle porte assumendosi la responsabilità solo per quelli?


http://www.lastampa.it/2013/10/03/italia/cronache/barcone-naufraga-a-lampedusa-almeno-dieci-migranti-morti-RcHuWJTslKzG8s8b3OjcPO/pagina.html

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6645

Il fuoco e l’acqua: quando l’umano incontra la tragedia.ultima modifica: 2013-10-05T02:32:00+02:00da marcutioo
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